Il Monumento

Per riportare la sede papale a Roma dopo il lungo esilio avignonese, il pontefice Innocenzo VI (1352-1362) al fine di rendere più sicuro il territorio dello Stato della Chiesa affidò al cardinale Gil Albornoz l'incarico di coordinare la realizzazione di una fitta rete di edifici fortificati. L'impresa fu continuata e portata a termine sotto Urbano V, un altro papa francese (1362-1370). La Rocca di Spoleto è la più imponente e la meglio conservata dell'intero sistema di fortezze. Il cardinale Albornoz ne affidò la costruzione all'architetto Matteo Gattaponi, cui si deve un altro celebre monumento albornoziano, il Collegio di Spagna a Bologna.

La Rocca si erge sul Colle Sant'Elia , che dell'altura su cui si distende Spoleto costituisce il vertice, già insediato in epoca protostorica e incluso nella cinta urbica romana. Verso Oriente il colle si affaccia sul boscoso Monteluco , antica lavra eremitica , al quale è congiunto dal monumentale Ponte-Acquedotto delle Torri , di origine romana ma riedificato nel tardo medioevo. Il versante occidentale, che sovrasta la città e domina l'intera Valle Spoletana , rivela con piena evidenza la funzione della Rocca come formidabile presidio del territorio.

La vera e propria Rocca, che è il nucleo di un insieme di edifici di varia epoca, oltre che dal proprio recinto, in cui si aprono tre porte , è protetta da una cinta muraria che coincide in parte con la cinta urbica romana . In pianta ha il disegno di un grande rettangolo (m. 133 x 33), attraversato da un corpo di fabbrica che determina due rettangoli minori ad uso di cortili. Alle estremità del grande rettangolo e del corpo trasversale si innestano sei torri, collegate da camminamenti, La Torre maestra , maggiore delle altre anche in altezza (circa m. 35), si innalza al centro del lato Ovest, in corrispondenza del corpo trasversale. Due torri esterne , congiunte da percorsi fortificati rispettivamente alla Torre della Balestra e alla Torre del Forno, rafforzavano la difesa verso Nord-Ovest e verso Nord-Est. Su questo versante, un vasto spazio murato denominato Malborghetto è ricco di reperti altomedievali, fra i quali i resti della chiesa di Sant'Elia .

Dei due cortili, il Cortile d'Onore, o Cortile Papale, a due ordini di arcate a tutto sesto su pilastri poligonali in cotto, è il cuore della residenza pontificia, su cui si affacciavano, al piano terreno, i locali destinati all'amministrazione e al corpo di guardia e, al piano superiore, il Salone d'Onore , o Salone Papale, corrispondente al Tinellum Magnum di Avignone, e gli appartamenti papali, più volte rinnovati dai pontefici regnanti (Niccolò V, Pio II , Gregorio XIII, Paolo V, Urbano VIII). Il Cortile delle Armi è un vasto spazio rettangolare, incluso fra il corpo trasversale, quattro torri e i relativi camminamenti di collegamento. I cortili comunicano attraverso un profondo fornice che fu decorato una prima volta verso la metà del Quattrocento, sotto Niccolò V, una seconda nel tardo Cinquecento, sotto Gregorio XIII, con Vedute di città dello Stato Pontificio.

La testimonianza pittorica più importante è però costituita dagli affreschi della prima metà del Quattrocento nella Camera pinta, che era lo studio privato del pontefice, o del suo vicario, nel piano nobile della Torre maestra. Metà della sala è dedicata a un Ciclo cavalleresco, opera riferibile a una bottega spoletina attorno al 1420, la cui fonte letteraria non è stata ancora identificata con certezza. Nell'altra metà è affrescata una Allegoria della pesca, con altre allegorie, fra le quali, di mano un pò più tarda, una scena che sembra alludere al mito della Fontana di Giovinezza.

Nel braccio orientale al piano terra del Cortile d'Onore e negli appartamenti papali al piano sopraelevato ha sede il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.